martedì, 21 giugno 2005

Genova, 20 giugno 2005

Il pubblico presente si può suddividere in tre tipi: quelli che sono qui in seguito al tormentone dello spot TIM, quelli che sanno "Ordinary world" e "Come undone" e poco altro e quelli (ma meglio dire quelle) che già sbavavano per i Duran Duran una ventina di anni fa... in pratica le mie coetanee: quelle che di lì a poco saltelleranno come grilli sulle note di "The reflex", quelle che non vedono l'ora di sentire "Rio", quelle che su "Save a prayer" non potranno non pensare ai primi patimenti amorosi, ai primi baci. E io lì, in mezzo a loro. Li aspetto. Quattro lustri dopo. Finalmente io sono ad un loro concerto. Eccoli! Dio, voglio vedere John! Mamma mia, è ancora bello come il sole! È pure il suo compleanno stasera. Partono le prime note. È il tormentone dello spot TIM. Emozione poca. Me li guardo. Canticchio. Finisce il pezzo e Simon, proprio come nel 33 giri "Arena", chiede... "Is anybody hungry?". Brividone. Attacca "Hungry like the wolf". Mi sento risucchiata indietro nel tempo. Nel caldo tropicale di Genova ho la pelle d'oca. Canto. Ballo. Mi diverto. Simon... lo rivaluto. L'ho sempre snobbato all'epoca. Io ero innamorata di John. Eppure sul palco lo trovo persino sexy, morbidamente sexy (non è ciccione!). Ad un certo punto entra vestito da "The chauffeur" ed io mi perdo. È come se fossi nel mio salotto, nei primi mesi del 1985, mentre ascolto quel brano. Sono la Imo di allora. Mentre la musica va riprovo le emozioni di quei tempi per me piuttosto tristi e mi scappa una lacrimuccia. Ebbene sì. Mi sono commossa. Su "Save a prayer" va meglio. Niente lacrime, soltanto pelle d'oca. Simon lascia cantare noi soli per quasi tutto il pezzo. Quando tocca a "Wild boys" scatta il prevedibile delirio. Questa la sanno proprio tutti. In diretta telefonica la faccio ascoltare a Lilo che quando io avevo i poster dei Duran in camera non era neanche nata. Di fianco a me c'è la mia morosa al quale questo tipo di musica proprio non piace e che è qui solo per me. Applauso. Se lo merita. Anche per aver fatto tante foto, soprattutto alla corista!

postato da: Imogene alle ore 22:57 | Permalink | commenti (4)
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sabato, 14 maggio 2005

carissimi lettori e carissimi co-autori,
questo bizzarro blog collettivo, come probabilmente ricorderete, era nato sull'onda nostalgica di un mio post grazie all'ardore ottantino di mu, la blogger meno pigra dell'universo.
ci abbiamo dato dentro per un bel po', raccogliendo pure un sacco di soddisfazioni (due su tutte: il plauso di labranca e la citazione su musica!), ma poi la spinta propulsiva si è spontaneamente esaurita e il circolo reduci duraniani ha progressivamente abbandonato il campo...
oggi, dopo mesi e mesi di apnea, vorrei quindi ufficializzare la chiusura di ualbòis, a meno che qualcuno di voi non voglia "ereditare" il giocattolo.

nel frattempo, senza melodrammi, vi abbraccio e vi ringrazio tutti!
trenta 

postato da: trentamarlboro alle ore 01:02 | Permalink | commenti (13)
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domenica, 10 aprile 2005

Promemoria per lo stagionato blogger ’80: mai accendere la radio a freddo, senza controllare su quale frequenza sia stata puntata. Possono capitare tante cose. Può anche capitare che stia partendo la forsepiùfamosaballadpopmetallica che fa tanto duro dal cuore di panna, ossia l’immarcescibile “Nothing else matters

Può capitare anche questo. E non ci sarebbe niente di male…se non che, lo stagionato blogger prende fiato, conta il tempo ed inizia: “So close, no matter how far…” (voce calda e pastosa, occhio ammiccante), “couldn't be much more from the heart” (vibrato con passione) “Forever trusting who we are…e chi se ne fregaaaaa” (!?! E che è? Sarò mica rimbambito?? Aspè, riproviamo…)  Never opened myself this way” (Meglio, molto meglio…sarà stata una svista…) “il tuo inguine di viva orchidea dove annegano gli occhi miei e il tempo si ambigua”.

Ecco, sulla voce del verbo “ambiguare” il blogger si ferma, ammutolisce e fronteggia l’indicibile orrore (che a sua volta fronteggia il malcapitato, come insegnava Nietzsche): trattasi della temutissima cover di Masini. Da qui in poi tutto si fa buio e pensoso, finché una domanda affiora sponanea sulle labbra del malcapitato : “Bigazzi…è lei??”

Ed in effetti sì!! Trattasi di uno degli  ultimi capolavori di Giancarlo Bigazzi, il famoso paroliere che assieme ad Umberto Tozzi mise su un dinamico duo alla fine degli anni ’70 e che tante soddisfazioni si e ci regalò nel decennio caldo.

Chi non ricorda capolavori come “stai, stella stai come lei  meno donna e  un po’ gay, chi lo sa, tanto sei la mia stella stella stai, corpo a forma di esse, dolce piede sul mio gas, quando vo, quando sto, per sospirarti di più, per sospirarti di blu”.

O qualcosa di più sentito come “Notte rosa” dove l’Umbertone nostro non manca di farci sapere che farà “un naufragio impossibile a sud” passando “ore e ore a far l’amore con la tù-assenzaaaa” (ed alzi la mano chi all’epoca non si è interrogato sul perché questo pover’uomo, oltre a far l’amore con l’assenza di non si sa bene chi, ma probabilmente la donna meno donna e un po’gay di prima, avrebbe dovuto pure usare un hatù. Praticamente l’elogio dell’onanismo sicuro)?

Ovviamente, la pagina più bella scritta dal fecondo sodalizio fu “Gloria”, successone tonante dei nostri che non esitò a divenire internazionale quando venne portato a spasso da Laura Branigan che lo infilò a viva forza anche nella sound track di “Flashdance”.

Diavolo di un parolaio! Gli convertono una hit locale in buon successo mondiale negli ’80 e lui che fa?? Per ricambiare il favore tenta l’inverso nei 2000. Verrebbe da chiedersi se, in fin dei conti, non sia questo il genio…

Ah, così per curiosità: qualcuno potrebbe spiegarmi a tempo perso cos'è esattamente un inguine di viva orchidea?

postato da: Thunderblue alle ore 22:25 | Permalink | commenti (31)
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mercoledì, 06 aprile 2005
postato da: shymay alle ore 15:55 | Permalink | commenti (4)
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mercoledì, 30 marzo 2005
goljadkin dal suo blog si domanda dove sono i veri anni 80 nella pagella che ha stilato per ualbois.

io la considero una domanda retorica. 
per me che avevo dai 6 ai 15 anni gli anni 80 sono stati un periodo in cui ho visto un sacco di cartoni animati giapponesi , in cui a casa dei miei amici giocavamo quasi esclusivamente coi giochi a scatola (e chiedevamo quelli a natale), in cui i colori dei vestiti da rosso, blu e marrone cominciavano a diventare molto più colorati ( e i vestiti di mia madre avevano le spalline imbottite, un sacco di frou-frou e le gonne arrivavano al ginocchio), in cui non ricordo quasi nulla dell'attualità se non le notizie dello scoppio a chernobyl e la paura nei mesi successivi, in cui a me e i miei amici piaceva la musica e i film che passavano in tv , in cui a scuola ricordo i primi quaderni plastificati, i primi quaderni coi fogli colorati, i primi evidenziatori, le biro colorate, i primi zaini.

se avessi qualche anno in più probabilmente ricorderei meglio alcune cose importanti, avrei dei gusti musicali meno pacchiani,  avrei potuto mettere cose che non potevo ancora portare, ma comunque sarebbero sempre i miei anni 80 e non i veri anni 80.
postato da: shymay alle ore 15:46 | Permalink | commenti (12)
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