Mi ricordo, mi ricordo. Nei primi anni Ottanta le adolescenti non perdevano tempo con noi coetanei: avevano occhi solo per questi qui, che si chiamavano quasi tutti Taylor (sarto) ma non erano ne' fratelli ne' sarti.
Sì,
le tredicenni avevano occhi solo per questi Duran Duran. Anzi per tutti i Duran Duran tranne uno: Andy Taylor. In primis perchè Andy era alto un metro e un barattolo, e dietro Simon Le Bon e John Taylor non lo si vedeva neppure.
In secundis, era l'unico bruttino in un gruppo di divi alti fighissimi e infiocchettati cui le ragazze lanciavano chili di reggiseni e mutande sul palco. Al piccolo Andy le mutande non le lanciavano quasi mai - forse qualche cespo di insalata, ma mutande gliene arrivavano pochine - e dei cinque era senza dubbio quello che vendeva meno poster. Anzi forse i suoi poster non li stampavano nemmeno o giu di lì. Me lo immagino, all'uscita dagli hotel: le fan che circondano i suoi colleghi carini e lui, in un angolo, non se lo fila quasi nessuno, magari lo scambiano per l'autista del pulmino.
Terzo: i colleghi al povero Andy tenevano al minimo il volume della chitarra, sovrastata dai sintetizzatori e dalla voce del cantante.
Insomma, Andy stava nelle retrovie, tutti gli sguardi erano per Simon Le Bon (che peraltro mi dicono fosse uso stonare e prendere stecche clamorose in concerto tanto chi vuoi se ne accorgesse), tutta l'attenzione per gli zigomi di John Taylor e per Nick Rhodes, che già all'epoca assomigliava in maniera impressionante a mia zia Teresa ma con più cipria di lei. Però alle donne piaceva quel genere lì, valle a capire.
Andy invece era lo sfigato della band, si truccava poco, al posto del fard un'espressione da teppistello. E per di più suonava la chitarra. Per questi motivi era il preferito di noi maschietti, che se proprio avessimo dovuto salvare uno dei cinque avremmo scelto lui. Gli altri quattro piacevano troppo alle femmine, e quindi, a priori, andavano invidiati e detestati a morte.
Mi ricordo, come no. Ricordo che più o meno era la metà degli Ottanta: Andy molla i Duran e forma un nuovo gruppo chiamato Power Station insieme al defunto cantante Robert Palmer (all'epoca molto conosciuto specie per John and Mary, mesta canzonetta pop da milioni di dischi qualche anno prima), lo stesso John Taylor e il poderoso batterista degli Chic - non rammento il nome. Finalmente al mixer alzano l'audio della chitarra di Andy, e lui si fa sentire. Nulla di straordinario, per carità, però per la prima volta lo lasciano suonare. E a lui mi sa che gli piace.
Ricordo che mia cugina, duraniana fondamentalista, aveva capito che la scappatella di Andy era l'inizio della fine. Lo chiamava il Traditore (o "Quel Nano di Merda", dipendeva dalla luna). Di lì a poco Andreino Sarto saluta i Duran, che nel frattempo cominciano a perdere pubblico e soldi: in hit parade arrivano altri bellocci canterini, Simon oramai stagionato non regge il paragone con l'arrembante concorrenza, gli album non vanno più in cima alla classifica, i video vengono programmati raramente. Le ragazze dimenticano e rimpiazzano i poster nella cameretta.
Mi ricordo, l'ultima volta che visto Andy Taylor: era passato qualche anno. Io ero seduto in treno. Lui, stravolto, se ne stava su una rivista. Posava insieme al nuovo socio in affari, il chitarrista dei Sex Pistols Steve Jones, che nella foto sembrava suo nonno. Però era sempre Steve Jones dei Sex Pistols, mica paglia. Andy invece aveva i capelli lunghissimi, il faccino sciupato di chi passa del bel tempo a rotolare cartine rizla sui tavoli, vedi dove portano le cattive compagnie: era oramai lontano anni luce dai tempi di Save A Prayer, o almeno così voleva che la gente pensasse di lui.
Adesso è tornato, forse ha bisogno di soldi, poveruomo, oppure cerca un po' di quella notorietà che da solo non avrebbe mai più riguadagnato. Lo vedo qui sotto: è il tappo con gli occhiali da sole, al centro, ancora fuori posto.
Sì, dovrebbe essere lui.


